Lettera a renato
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Archive for Dicembre, 2007

Risposte Dirette [10]

Lunedì, Dicembre 31st, 2007

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Pubblichiamo le ultime Risposte pervenute. Precisando che sono precedenti le feste, Renato, Antonella e lo Staff, augurano a tutti voi un Felice Anno Nuovo, ringrandovi nuovamente per l’affetto dimostrato.

Tanti auguri!!!!

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La Nostra Battaglia

Venerdì, Dicembre 28th, 2007

In questi giorni, grazie soprattutto all’intervento di Beppe Grillo,l’attenzione dei media si è concentrata nuovamente sull’argomento ‘Grazia’. A questo punto ci preme fare alcune precisazioni a riguardo:

  • Come più volte ribadito, Renato non ha nessuna intenzione di chiedere nuovamente la Grazia al Presidente della Repubblica, ne ora, ne mai.
  • Non è sua intenzione utilizzare processi mediatici ad altri individui come paragone per accumulare consensi che derivano dal malcontento dell’opinione pubblica e non vuole entrare nel merito di tali discussioni.
  • La Nostra Battaglia riguarda i diritti dell’individuo. Renato, nonostante i quasi 40 anni di carcere, non ha ancora la possibilità di poter accedere ad un percorso alternativo di recupero, caratterizzato dalla possibilità di poter lavorare e di usufruire di permessi regolari.

Ne approfittiamo per riportare di seguito (e contemporaneamente moderare) un’ intervista fatta a Marie, la mamma di Renato,della quale, pur comprendendo la situazione di una madre, ci sembra doveroso alleggerire i toni.

Ci auguriamo che questa situazione venga finalmente valutata coerentemente e in maniera non discriminatoria.

Lo Staff.

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Grazie Beppe

Giovedì, Dicembre 27th, 2007
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Di seguito riportiamo l’articolo uscito il giorno 26/12 su blog di Beppe Grillo, il quale ci ha fatto un grosso regalo di Natale.

www.beppegrillo.it

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Buon Natale a Tutti!!!

Lunedì, Dicembre 24th, 2007

Renato, Antonella, Lo staff tutto (Gabriele, Andrea), augurano a tutti voi, che ci avete dimostrato amicizia e solidarietà e anche a quelli che ci sono stati contro- un felice e sereno Natale. Vi ringraziamo tutti. Un abbraccio.

definitava1 copy

Finalmente disponibile in tutte le liberie e on line all’ indirizzo sotto riportato.
Ancora auguri a tutti e buona lettura!!

http://www.hoepli.it/libro.asp?ib=9788890323102&pc=000004018000000

Stefania

Sabato, Dicembre 22nd, 2007

Caro Renato,

avrei voluto che a uccidere mio figlio fossi stato tu. Sono certa che avresti ammesso la tua responsabilità e non avresti mai vilipeso la madre (vale a dire me) e il figlio ( la vittima) dicendo che procedevi a 40kmh e che mio figlio procedeva a luci spente,non si fermava allo stop, sfrecciava ( con un cinquantino) ad altissima velocità, e che (ciliegina sulla torta) non indossava il casco. Sono certa che invece avresti detto che procedevi a 150kmh (40 m di frenate stampate sull’asfalto non trovano altra spiegazione) a cavallo della linea di mezzeria, che eri distratto dalle grazie dell’allegra signorina che ti stava accanto e che avevi appena fatto “il pieno” tra “fumi” o “tiri” e alcol. Avresti detto tutto ciò a prescindere dal fatto che mio figlio, quindicenne, era il figlio che ogni genitore desidererebbe avere: ubbidiente, rispettoso delle regole ( in primis del codice stradale…perché era intelligente…lui) e, soprattutto, amava la vita. Non avresti mai usato quelle affermazioni che delineano il quadro di un proposito suicida. Ecco perché considero blasfema la versione della “bestia” ( chiamarlo criminale mi sembra irrispettoso nei tuoi confronti) che lo ha ucciso. Non avresti assoldato un farabutto come avvocato e, soprattutto non avresti “unto” gli ingranaggi dell’ingiustizia. Avresti detto la verità, ne sono certa, e mi avresti permesso di vivere in “santa pace” tutto il mio dolore senza aggiungerne altro. Avresti scontato la “disumana” pena sospesa di sei mesi e con la condizionale ( il ritiro della patente no perché “l’unto” colpì anche chi doveva ritirarla) e non avresti continuato a infrangere gli stessi codici stradali che erano stati infranti la sera dell’incidente. Ti ripeto, avrei voluto che lo avessi ucciso tu mio figlio perché, sono certa, che oggi non mi sentirei sopraffatta dallo schifo verso tutte quelle istituzioni che dovevano tutelarmi dall’ingiustizia… a partire dall’arma dei carabinieri, visto che mio marito la serve da oltre venticinque anni. Sicuramente ti chiederai qual è il mio concetto di giustizia e ti rispondo che, a quanto pare, è semplicemente e solo un concetto soggettivo. Per quanto mi riguarda, anche se non condivido le pene virtuali assegnate a chi uccide con un’automobile, anche se nutro qualche dubbio sulla detenzione intesa come vendetta o come mezzo di redenzione, mi sarei accontentata del reale pentimento dell’omicida e della rieducazione stradale dello stesso, non tanto per scocciarlo, ma per evitare che ricommetta lo stesso reato. Tu hai pagato abbastanza, anzi forse sei uno dei pochi in italia che lo sta facendo. Sicuramente continui a pagare perché, si sa, l’onestà non paga ma, soprattutto, perché la giustizia non è uguale per tutti gli uomini. Non nutro dubbi sul concetto di crudeltà ed efferatezza. Considero più efferato l’omicidio di un bambino di tre anni ucciso con diciassette colpi in testa, gli omicidi di Erba, quelli compiuti da Chiatti e, recentemente, quello di una povera ragazza massacrata dentro casa in una calda giornata di agosto, rispetto a quello in cui ci si trova di fronte all’istintiva scelta “mors tua vita mea”. Considero più crudele e spietato l’atteggiamento degli autori di questi omicidi di negare le proprie responsabilità e di escogitare trucchetti pur di pagare meno o, addirittura, niente. E se i parenti delle tue vittime sono delle persone oneste in tutti i sensi, se non nutrono sentimenti biliosi e di vendetta, dovrebbero riconoscere “l’ingiustizia”che stai vivendo. Hai ucciso quattro poliziotti o, quantomeno, ti sei addossato la responsabilità di questi omicidi, perché ahiloro si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma qual è la novità? Quanti poliziotti sono stati uccisi negli ultimi trent’anni? E in quanti omicidi si cela l’ombra di, come dire… gente insospettabile in veste di mandanti? Parliamoci chiaro, il rischio dei poliziotti è quello di essere uccisi dai malviventi o, come è accaduto ( però mai ammesso), dal “fuoco amico” La morte di un agente in servizio non può essere paragonata a quella di un agricoltore che inciampa in una piantina e batte violentemente il capo sull’unico masso che si trovava a terra. L’ingiustizia per i parenti dei quattro poliziotti forse è quella di essere abbandonati dallo stato. Per la moglie di un poliziotto è quella di arrangiarsi e di portare avanti i figli con “l’ingente” pensione del marito. Non dico che dovrebbero diventare milionarie ( in termini di euro) come la vedova Raciti e come, in misura minore, le vedove di Nassyria,ma quantomeno non subire oltre al danno la beffa da parte dello stato. A questo punto, chiedo ai forcaioli, se non ravvisano l’ingiustizia, a parità di condizione, in questi diversi trattamenti. Dovrebbero ravvisarla anche nei confronti di Federico Aldrovandi ,visto che i poliziotti che lo hanno spietatamente ucciso non hanno pagato e, per quanti sforzi farà la famiglia ( anche se a loro, come a me, basta che venga fuori la verità) non pagheranno mai. Francamente, se lo avessi ucciso tu mio figlio, non avrei avuto la pretesa di sbatterti in cella e buttare via la chiave, perché la cosa non mi avrebbe fatto stare meglio e, in ogni caso, la reclusione, intesa come isolamento (naturalmente quando è una libera scelta), non la trovo così terribile, anzi ritengo che sia un mezzo per tutelarsi dallo schifo che ci circonda. Se lo avessi ucciso tu mio figlio non mi avresti chiesto “i gravi danni subiti dall’autovettura” perché, quando aveva caricato mio figlio, si era ammaccato il cofano. Non saresti andato in caserma a denunciare mio marito ( con la pretesa che venisse trasferito) quando IO urlai il nome che più si addice a questo individuo, vale a dire, bastardo. Caro Renato, potrei continuare ancora a spiegarti i motivi perché avrei preferito che lo avessi ucciso tu mio figlio ma… mi fermo qui. Per quanto riguarda la tua richiesta di grazia, non la trovo né scandalosa né assurda. Se lo avessi ucciso tu mio figlio non avrei nulla in contrario se te la concedessero (naturalmente quella che più ti interessa e non quella “dell’amico immaginario”) e, di fronte alla tua onestà , alla tua grande dignità, ti concederei sicuramente anche il mio perdono.
Stefania Spadaro

10 Dic, 12:39 —

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Luca

Venerdì, Dicembre 21st, 2007

Giustizia_143M

Ciao Renato,
chi ti scrive è una persona normalissima che – per la sua età – potrebbe esserti figlio. Mi chiamo Luca (ho scelto un nome di fantasia), ho 32 anni e vivo a Bergamo. Faccio l’impiegato e ho una vita tranquilla, per così dire.
Prima di scriverti, ho deciso di leggere tutte le informazioni che lo «Staff» ha inserito nelle sezioni «Biografia», «La richiesta di Grazia», «Leggende Metropolitane», «News», «Precisazioni», «Pubblicazioni» e «Stampa»: questo per non lasciarmi “ingannare” da quanto – nel corso dei tuoi trentasette anni di prigionia – i tuoi amici «pennivendoli» hanno scritto su di te. A casa ho anche il tuo libro «Il fiore del male – bandito a Milano – che, ahimé, non ho ancora iniziato a leggere.
Ma cominciamo dall’inizio.
La prima volta che vidi il tuo volto, fu negli primi anni ’80. Era affissa nella bacheca della Questura della mia città con sotto queste parole «RENATO VALLANZASCA: EVASO!». Era il periodo immediatamente seguente la tua fuga del 18 luglio 1987, e a me rimasero impresse fondamentalmente due cose: il tuo sguardo fiero unito all’espressione serena che avevi nella foto e l’animosità di tutti i poliziotti che, transitando davanti a quella bacheca, non potevano fare a meno di voltarsi e guardarti. Ricordo che chiesi a mio padre: «Papà, chi è questo?» Lui rispose: «È Renato Vallanzasca, uno dei più grandi delinquenti di Milano.»
Già: papà era – ed è tuttora – un poliziotto. E lui ti vedeva con gli occhi del poliziotto, soprattutto – questo me lo disse negli anni avvenire – quando mi raccontò che il 6 febbraio 1977 – giorno in cui morirono il brigadiere Luigi D’Andrea e la guardia Renato Barborini presso il casello di Dalmine (BG) – anche lui era di servizio. All’epoca era alle volanti e la frase che mi disse fu: «Pensa che, se per caso l’avessimo intercettato io e il mio collega, magari per terra restavamo noi due, invece dei colleghi sella Stradale.» Ancora oggi, a distanza di trent’anni, ringrazia il Cielo per non averti incontrato.
Probabilmente chi legge – tu no – si starà chiedendo: «Ma che vuole il figlio di un poliziotto da Renato Vallanzasca?»
Diventare tuo amico, ecco quello che voglio.
Leggendoti ed ascoltando le parole della tua Antonella, mi sono reso conto di ciò che molti – compresi i politicanti – non hanno compreso: che il «bandito» è morto e che al suo posto c’è un uomo di 57 anni che tutto vuole, fuorché cacciarsi nei guai. Ho visto un uomo che ha voglia di stare con la sua «mammetta» - anche io chiamo la mia mamma così -, sposare Antonella, vivere con lei, rivedere suo figlio Maxim e lavorare onestamente per guadagnarsi la pagnotta. Questo è ciò che vedo io in te: vedo “Renato”, non “Vallanzasca”. E se lo vede il figlio di un poliziotto che dovrebbe odiarti per partito preso, diamine, dovrebbero vederlo anche gli altri.
Trentasette anni di carcere sono tantissimi, un’infinità: so bene che molte famiglie sono state distrutte a seguito degli eventi delittuosi che ti hanno visto coinvolto e che nulla potrà mai loro ridare indietro i propri congiunti; so bene che il mio parlare non sarebbe il medesimo se una di quelle famiglie fosse la mia. Però so altrettanto bene che sputarti addosso tutto il veleno possibile ed immaginabile potrebbe lenire il dolore per qualche istante, senza farlo scomparire per sempre.
Sono convinto che quel «fine pena: mai» debba essere cancellato e che tu debba avere un’altra possibilità. Ho letto che non chiederai più la Grazia ma, secondo me, dovresti continuare a chiederla. Dovresti fare una domanda al giorno, per la miseria! Anzi no: due al giorno! Devi far capire a TUTTI che tu sei un uomo cambiato, che potresti essere il vicino di casa a cui si chiede di aggiustare il rubinetto perché chiamare l’idraulico costa troppo.
Dopo trentasette anni di galera – se non sbaglio il tuo è il record italiano assoluto di carcerazione – chi cavolo ha voglia a rimettersi a delinquere?
Non sei più un ragazzino e sono fermamente convinto che potresti farcela e costruirti una nuova vita. In parte l’hai già fatto con le adozioni a distanza e lavorando per la Saman come “impiegato”. Il mondo di oggi è cambiato (in peggio): nelle banche non si entra più nemmeno con un anello, tanto i metal-detectors sono sensibili. Altro che negli anni Settanta! Oggi – pur mettendocela tutta – non riusciresti a fare un passo che subito verresti preso.
Ne vale la pena?
Io e te risponderemmo – anzi rispondiamo - «no!»
Una seconda chance l’hanno avuta tutti, compreso quel Graziano Mesina che oggi fa la guida turistica nella sua Sardegna.
Ti ricordi Luciano Lutring, il «solista del mitra»?
Oggi vive in Piemonte, fa il pittore e pure lui ha un sito internet.
Senza contare tutti gli ex detenuti che – roba da matti – siedono in Parlamento.
Perché tu non dovresti averla, un’altra opportunità?
Ti racconto un aneddoto: nel 2004 feci un piccolo incidente – piccolo mica tanto, dato che il danno fu di quasi 1.600 € – proprio nel vialetto di casa mia. Il signore che guidava il furgone si era distratto e non aveva guardato la strada. Io mi ero fermato perché l’avevo visto. Ma niente: lui mi venne addosso e mi procurò il danno sopra elencato. Gli proposi di fare la constatazione amichevole ma lui non volle perché il furgone apparteneva della cooperativa per la quale lavorava come autista. Mi propose di risarcirmi il danno in tre rate da 500 € ciascuna ed io accettai. Quel signore era uno dei più grandi pregiudicati di Bergamo, arrestato più volte per rapina, spaccio di sostanze stupefacenti, porto abusivo d’armi, eccetera. A sessant’anni, però, si era ravveduto e si era rifatto una vita. Onesta. Mi credi, se ti dico che mi ha risarcito il danno fino all’ultimo centesimo?
Ora mi rivolgo ad Antonella, che è più razionale di te: «Antonella, convinci Renato a ritentare con la Grazia: al limite formiamo un comitato come quello che è sorto per Ivan Liggi – il poliziotto di Cesena graziato a fine 2006 da Napolitano – che fu accusato di omicidio volontario. Convincilo per lui, per te e per la sua mammettta! E se ti dice di no, compilala tu al posto suo, così impara!»
A me piacerebbe – un giorno – poterti incontrare e guardarti negli occhi. Esattamente come feci vent’anni fa, per scoprire che, in quello sguardo, oggi c’è una persona onesta.
A presto.

Luca

11 Dic, 9:05

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Risposte Dirette [9]

Martedì, Dicembre 18th, 2007

vallanzasca

 

 

 

 

 

 

Maria |  Novembre 1st, 2007 at 1:45 am

Per caso oggi al tg ho saputo della nascita del tuo blog,mi permetto di darti del tu,sono una ragazza di 32 anni a cui la mafia,la lupara bianca o chissa’chi 26 anni fa’ ha fatto sparire il padre,ho vissuto e vivo con la speranza che lui sia vivo che non sia stato ucciso,ma e’ cosi anche se non me ne faro’ mai una ragione…Sono daccordo nel tuo volerti affacciare al mondo se non respirando aria fresca,interagendo con altri esseri umani,che in positivo e in negativo diranno la loro,non posso inneggiare ad una tua possibile liberazione, come non vogio inneggiare al tuo carcere a vita…posso solo pensare al dolore di chi come me non ha piu’ uno dei suoi cari,perche’ ci si arroga il diritto di uccidere,perche’ non ci si ferma a riflettere…Assassino sarai tu per quello che hai dichiaratamente fatto, ma assasino e’ anche chi non giudica correttamente,omette,giustifica,e oggi mi rendo conto che gli assassini non sono in carcere,ne per un giorno ,ne per una vita,gli assassini sono uomini liberi che stanno in primis uccidendo la speranza di una vera giustizia,Non basta il capro espiatorio per credere nella giustizia…A me no…

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Risposte Dirette [8]

Lunedì, Dicembre 17th, 2007

Vall_sbarre

 

 

 

 

 

 

diego  |  Ottobre 31st, 2007 at 12:29 pm

bella l’idea di aprire un blog,affascinante potersi in qualche modo confrontare con una realtà ben diversa dalla nostra e poter interloquire (purtroppo non esattamente “in privato”)con una persona affascinante,indubbiamente intelligente,in grado di spiazzare e provocare sempre,anche dopo 38 anni di carcere.non ho alcuna intenzione di cadere nella tentazione di eleggerti a martire o a dipingerti come un mostro,non è il mio (nostro) ruolo,non credo sia questo lo scopo del blog.non è un bersaglio verso cui scagliare frecce,non è un altare da decorare.ritengo sia un mezzo molto efficace per comunicare,per sentirsi partecipi di qualcosa,per ampliare il respiro;e se ne abbiamo bisogno noi tutti,a maggior ragione ne ha bisogno un carcerato (innocente o colpevole che sia,o meglio, più o meno colpevole…).cercherò di seguirlo,mi incuriosisce,sperando non diventi una sorta di ring entro cui litigare (ne abbiamo già troppi in tv),bensì uno stimolante laboratorio di comunicazione.

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Risposte Dirette [7]

Sabato, Dicembre 15th, 2007

 

 definitava1 copy

Carlo | |  Novembre 23rd, 2007 at 3:12 pm

Gentile Renato,
due giorni fa ho acquistato via internet il libro “Etica Criminale” del Prof.Polidoro e sono già a pag.125.
Le confermo che la mia simpatia per Lei è aumentata, molte riflessioni sono peraltro venute e mi piacerebbe farle molte domande sulla forza che bisogna avere per vivere come Lei ha vissuto. Non posso toccare Suoi lati personali per il rispetto insito nella mia interiorità per l’altrui integrità, ma un pensiero mi è venuto.
Se Suo figlio, leggendo il libro, riflettesse a fondo, dovrebbe poi capire chè è un peccato non salutare il padre.
Sono rimasto veramente dispiaciuto dai maltrattamenti che Lei ha ricevuto dai torturatori in divisa, veri sottoprodotti umani. Questo non è un insulto, giacchè mi riferisco a persone non solo sconosciute, ma astratte, riportate in un libro come “categoria”, ovvero, nel libro si sa che le persone addette alla sorveglianza l’hanno massacrata di botte. Ecco, io a questi torturatori ed aguzzini mi riferisco, giacchè poi il 25 Aprile noi tutti festeggiamo la liberazione dal nazismo…mi pare che la crudeltà sia la medesima.
Mi hanno fatto letteralmente sobbalzare dalla rabbia sul divano le descrizioni dei maltrattamenti che le hanno fatto. Mi sono rivisto come uomo nel rapporto che Lei aveva con la sua compagna, come padre quando si parla del periodo della gravidanza e, mi consenta, come figlio pensando a cosa proverei se leggessi queste cose di mio padre.
Secondo il mio sguardo Lei è un essere singolare, ha molto di buono e potrebbe davvero assumere un significato se la lasciassero esprimere e raccontare.
Non posso ovviamente dire quali sono state le mie riflessioni dopo la lettura delle prime 125 pagine oltre a ciò che Le ho appena detto, per ovvi motivi di opportunità che il blog impone. Le dico solo che le predette riflessioni sono importanti per me, mi permettono di osservare la società, di capire che la bestia di cui parla il cattolicesimo è presente in molti personaggi insignificanti. E’ davvero assurdo che i diritti dell’uomo vengano così violati. Accolga pertanto il mio saluto affettuoso e il mio segno di comprensione che Le do con le mie parole.
Non ha pensato che, forse, il sistema la voglia in galera proprio affinchè Lei non possa divulgare la barbarie di cui sono capaci?
Non dimentichiamoci che chi oggi critica il nazismo ma è o è stato capaci di torture ad esseri umani come quelle a Lei inflitte, se fosse nato nel periodo nazi-fascista, sarebbe stato un torturatore. Una merda, dunque, giacchè l’essere umano che maltratta per crudeltà è una cacca.
A chi mi criticherà così rispondo:”Pensate che, se Gandhi fosse stato vivo, avrebbe compreso più voi, o miseri, o la vita di un uomo come Vallanzasca?”
Cordialmente
Carlo

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Risposte Dirette [6]

Venerdì, Dicembre 14th, 2007

definitava1 copy

 

Rimbalzando da casa all’ufficio postale, siamo riusciti ad accaparrarci un plico con parecchio materiale. Iniziamo a mettere sulla griglia quello che segue….

Ne approfittiamo per mettere la copertina del libro finalmente in distribuzione e disponibile nelle migliori librerie.

Potete leggere la recensione del libro, a cura di Tiziano Marelli,  nel link sottoriportato

 

http://canali.libero.it/affaritaliani/milano/letterearenatoo171207.html

Lo Staff

 

 

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