Caro Renato,
avrei voluto che a uccidere mio figlio fossi stato tu. Sono certa che avresti ammesso la tua responsabilità e non avresti mai vilipeso la madre (vale a dire me) e il figlio ( la vittima) dicendo che procedevi a 40kmh e che mio figlio procedeva a luci spente,non si fermava allo stop, sfrecciava ( con un cinquantino) ad altissima velocità, e che (ciliegina sulla torta) non indossava il casco. Sono certa che invece avresti detto che procedevi a 150kmh (40 m di frenate stampate sull’asfalto non trovano altra spiegazione) a cavallo della linea di mezzeria, che eri distratto dalle grazie dell’allegra signorina che ti stava accanto e che avevi appena fatto “il pieno” tra “fumi” o “tiri” e alcol. Avresti detto tutto ciò a prescindere dal fatto che mio figlio, quindicenne, era il figlio che ogni genitore desidererebbe avere: ubbidiente, rispettoso delle regole ( in primis del codice stradale…perché era intelligente…lui) e, soprattutto, amava la vita. Non avresti mai usato quelle affermazioni che delineano il quadro di un proposito suicida. Ecco perché considero blasfema la versione della “bestia” ( chiamarlo criminale mi sembra irrispettoso nei tuoi confronti) che lo ha ucciso. Non avresti assoldato un farabutto come avvocato e, soprattutto non avresti “unto” gli ingranaggi dell’ingiustizia. Avresti detto la verità, ne sono certa, e mi avresti permesso di vivere in “santa pace” tutto il mio dolore senza aggiungerne altro. Avresti scontato la “disumana” pena sospesa di sei mesi e con la condizionale ( il ritiro della patente no perché “l’unto” colpì anche chi doveva ritirarla) e non avresti continuato a infrangere gli stessi codici stradali che erano stati infranti la sera dell’incidente. Ti ripeto, avrei voluto che lo avessi ucciso tu mio figlio perché, sono certa, che oggi non mi sentirei sopraffatta dallo schifo verso tutte quelle istituzioni che dovevano tutelarmi dall’ingiustizia… a partire dall’arma dei carabinieri, visto che mio marito la serve da oltre venticinque anni. Sicuramente ti chiederai qual è il mio concetto di giustizia e ti rispondo che, a quanto pare, è semplicemente e solo un concetto soggettivo. Per quanto mi riguarda, anche se non condivido le pene virtuali assegnate a chi uccide con un’automobile, anche se nutro qualche dubbio sulla detenzione intesa come vendetta o come mezzo di redenzione, mi sarei accontentata del reale pentimento dell’omicida e della rieducazione stradale dello stesso, non tanto per scocciarlo, ma per evitare che ricommetta lo stesso reato. Tu hai pagato abbastanza, anzi forse sei uno dei pochi in italia che lo sta facendo. Sicuramente continui a pagare perché, si sa, l’onestà non paga ma, soprattutto, perché la giustizia non è uguale per tutti gli uomini. Non nutro dubbi sul concetto di crudeltà ed efferatezza. Considero più efferato l’omicidio di un bambino di tre anni ucciso con diciassette colpi in testa, gli omicidi di Erba, quelli compiuti da Chiatti e, recentemente, quello di una povera ragazza massacrata dentro casa in una calda giornata di agosto, rispetto a quello in cui ci si trova di fronte all’istintiva scelta “mors tua vita mea”. Considero più crudele e spietato l’atteggiamento degli autori di questi omicidi di negare le proprie responsabilità e di escogitare trucchetti pur di pagare meno o, addirittura, niente. E se i parenti delle tue vittime sono delle persone oneste in tutti i sensi, se non nutrono sentimenti biliosi e di vendetta, dovrebbero riconoscere “l’ingiustizia”che stai vivendo. Hai ucciso quattro poliziotti o, quantomeno, ti sei addossato la responsabilità di questi omicidi, perché ahiloro si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma qual è la novità? Quanti poliziotti sono stati uccisi negli ultimi trent’anni? E in quanti omicidi si cela l’ombra di, come dire… gente insospettabile in veste di mandanti? Parliamoci chiaro, il rischio dei poliziotti è quello di essere uccisi dai malviventi o, come è accaduto ( però mai ammesso), dal “fuoco amico” La morte di un agente in servizio non può essere paragonata a quella di un agricoltore che inciampa in una piantina e batte violentemente il capo sull’unico masso che si trovava a terra. L’ingiustizia per i parenti dei quattro poliziotti forse è quella di essere abbandonati dallo stato. Per la moglie di un poliziotto è quella di arrangiarsi e di portare avanti i figli con “l’ingente” pensione del marito. Non dico che dovrebbero diventare milionarie ( in termini di euro) come la vedova Raciti e come, in misura minore, le vedove di Nassyria,ma quantomeno non subire oltre al danno la beffa da parte dello stato. A questo punto, chiedo ai forcaioli, se non ravvisano l’ingiustizia, a parità di condizione, in questi diversi trattamenti. Dovrebbero ravvisarla anche nei confronti di Federico Aldrovandi ,visto che i poliziotti che lo hanno spietatamente ucciso non hanno pagato e, per quanti sforzi farà la famiglia ( anche se a loro, come a me, basta che venga fuori la verità) non pagheranno mai. Francamente, se lo avessi ucciso tu mio figlio, non avrei avuto la pretesa di sbatterti in cella e buttare via la chiave, perché la cosa non mi avrebbe fatto stare meglio e, in ogni caso, la reclusione, intesa come isolamento (naturalmente quando è una libera scelta), non la trovo così terribile, anzi ritengo che sia un mezzo per tutelarsi dallo schifo che ci circonda. Se lo avessi ucciso tu mio figlio non mi avresti chiesto “i gravi danni subiti dall’autovettura” perché, quando aveva caricato mio figlio, si era ammaccato il cofano. Non saresti andato in caserma a denunciare mio marito ( con la pretesa che venisse trasferito) quando IO urlai il nome che più si addice a questo individuo, vale a dire, bastardo. Caro Renato, potrei continuare ancora a spiegarti i motivi perché avrei preferito che lo avessi ucciso tu mio figlio ma… mi fermo qui. Per quanto riguarda la tua richiesta di grazia, non la trovo né scandalosa né assurda. Se lo avessi ucciso tu mio figlio non avrei nulla in contrario se te la concedessero (naturalmente quella che più ti interessa e non quella “dell’amico immaginario”) e, di fronte alla tua onestà , alla tua grande dignità, ti concederei sicuramente anche il mio perdono.
Stefania Spadaro
10 Dic, 12:39 —